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L'intervista

Due chiacchiere con... >> Teresa Costanza


Teresa CostanzaBreve presentazione: Teresa Costanza insegna lingua inglese presso l'IPSIA Aletti, di Trebisacce (CS). Nel è stata finalista al premio europeo eTwinning nel 2006 con il progetto "Olive Tree, olive oil", e ha vinto il primo premio nel 2009 (categoria: 14-19 anni) con "The pizza business across Europe", progetto che ha conseguito anche il riconoscimento nazionale di qualità eTwinning 2008, per aver promosso lo sviluppo della "Consapevolezza ed espressione culturale" ed è stato per questo inserito nella pubblicazione curata dall'Unità italiana, dedicata al contributo di eTwinning alle competenze chiave europee.


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articoli correlati:
"Una pizza eTwinning per favore", 06/2008
"Primo premio europeo etwinning 2009 a The pizza business...", 02/2009


 

1. Professoressa Costanza, lei ha realizzato due progetti eTwinning che hanno conseguito entrambi ottimi risultati. Qual è stato il suo punto di partenza e quali sono stati, secondo lei, gli elementi iniziali vincenti?

Mi sono avvicinata ad etwinning quasi per caso, spinta da un reale bisogno didattico: quello di far avvicinare gli allievi della nostra scuola a realtà scolastiche differenti dalla loro, proponendo degli scambi culturali con paesi dell’Unione Europea. Finalità prioritaria è stata quella di far conoscere, attraverso questi scambi, realtà culturali differenti per lingua, cultura, tradizioni, ma allo stesso tempo uguali per la ricchezza di valori che ciascun ragazzo possiede. Seguendo questa traccia l’allievo diventa portatore della propria cultura sentendosi, senz’altro, un po’ più cittadino europeo.
La nostra scuola ha sempre cercato di avviare dei progetti di gemellaggio con scuole europee, ma per diverse ragioni non si riuscivano a concretizzare. Per caso, mi trovai, nel Gennaio del 2005 a visitare il sito del ministero della pubblica istruzione e facendo zapping la mia attenzione è stata catturata dal logo etwinning. Dopo qualche giorno ero già sul forum cercando di trovare un partner.
Mi ha colpito la richiesta di una professoressa greca di TIC Angeliki Ikomonopoulou, con cui ancora ho dei contatti, che voleva avviare un progetto sull’albero e sull’olio di oliva. Mi è sembrata una tematica interessante, visto che il territorio in cui abito è ricco di “buon olio”.
Non sapevo nulla di etwinning, ma la mia partner ha saputo mantenere vivo il mio interesse con una fitta corrispondenza di email e valorizzando il lavoro che stavo portando avanti con i miei allievi. A mio avviso, questa è stata la giusta motivazione per continuare a lavorare.

2. Il suo primo progetto ha conseguito un risultato europeo di tutto rispetto: come ha influenzato lo sviluppo delle sue esperienze eTwinning successive?

Il progetto si è classificato al 2° posto del premio etwinning europeo 2006, la cui cerimonia di premiazione di è svolta nel corso della conferenza di Linz, e subito dopo questo riconoscimento prestigioso per il mio istituto si è scatenato un grande entusiasmo intorno ai progetti in rete. A quel punto ho proposto, personalmente una nuova tematica che avesse l’opportunità di coinvolgere più classi, quindi più studenti e discipline (italiano e storia, economia aziendale, legislazione, cucina, informatica, inglese).

3. Come ha deciso il tema del nuovo progetto “The pizza business across Europe” e perché ha creduto che fosse adatto a coinvolgere più materie e più studenti?


La tematica è nata parlando a scuola e lavorando con i miei allievi, dall'identificazione dei loro reali e concreti bisogni; alcuni di essi lavoravano in pizzeria durante il week-end e non potevano studiare tutti i giorni, perché il lavoro era importante e permetteva loro di mantenersi. Ho cercato di coinvolgerli in un progetto etwinning sulla pizza dove non solo avrebbero fatto delle ricerche e avviato un’indagine sociologica su riti e abitudini giovanili collegati alla pizza, ma avrebbero avuto anche la possibilità di organizzare un torneo di pizza e realizzare uno studio di fattibilità per l'apertura di una pizzeria, ottenendo così la loro approvazione. La mia ricerca partner è avvenuta tramite il TwinFinder cercando solo le scuole ad indirizzo alberghiero in quanto avevo previsto fin dall’inizio, come ho già detto, di organizzare un torneo di pizza tra le scuole partner europee rappresentative del nord, del sud, dell'est e ovest dell’Europa. Inizialmente ha aderito la scuola ungherese con cui ho avviato la partnership e successivamente si sono aggiunte Polonia, Bulgaria e Portogallo.

4. Parlando di partner, la ricerca di partner europei sul tema della pizza non ha incontrato qualche difficoltà? E quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un partenariato più esteso (rispetto alla sua precedente esperienza a due)?

E’ stato facile trovare i partner: la pizza è a tutti gli effetti un elemento europeo, non è più italiana ormai di quanto non sia anche portoghese o bulgara e me ne sono accorta dall’interesse immediato che la mia proposta ha trovato. Invece è stato a volte difficile trattenere qualcuno che voleva abbandonare. Ho cercato di essere flessibile per quanto riguarda il lavoro da portare avanti e le scadenze progettuali, ma mentre ciò ha funzionato per alcuni, per qualcun altro non lo è stato: non si è fatta più sentire la Polonia; diversamente la Bulgaria e il Portogallo non hanno voluto partecipare al torneo per sopravvenuti problemi legati ad altri progetti europei. Volevo fortemente che il progetto proseguisse, non mi sono persa d’animo e ho cercato altri partner, utilizzando il forum o chiedendo a partner che mi avevano contattato di far parte del progetto. Così è stato per la scuola portoghese di Coimbra e della Romania conosciute tramite un’altra partnership. Due partner eccezionali che si sono aggiunte ad altri due nuovi partner, la Lettonia e anche la Russia, da membro esterno, quest’ultima trovata tramite il forum di My Europe.

5. Lei ha al suo attivo due progetti che sono arrivati entrambi alla finale del premio europeo eTwinning. Qual è stato secondo lei il risultato più significativo tra quelli realizzati nel corso dei suoi gemellaggi elettronici?

I risultati maggiori li ho conseguiti con il progetto della "The pizza business across Europe", anche perché ho imparato ad usare meglio gli strumenti etwinning e anche altri strumenti, ho avuto modo di lavorare con partner molto professionali che tengono fede all’impegno assunto e ciò è molto importante per il successo di un progetto (basta guardare il sito web e il blog che senza una buona collaborazione non avrebbe potuto essere aggiornato con regolarità). La didattica è cambiata a scuola perché agli allievi piace misurarsi con le nuove tecnologie - fa parte del loro mondo - e apprendono più velocemente e di buon grado con progetti collaborativi con scuole estere con cui lavorare, scambiarsi competenze, fare amicizia superando il gap della lingua, perché ciò che conta per i nostri ragazzi è incontrarsi, conoscersi e stare insieme.

6. Quindi eTwinning porta con sé dei benefici che vanno al di là del singolo progetto?

Benefici ve ne sono tanti, quello più importante è sul piano didattico, perché diventa un “appuntamento” l’apprendimento online a cui gli allievi non si vogliono sottrarre e poi essi danno il meglio di sé in una gara fatta di abilità e creatività, condivisione, mutuo soccorso, dove ciascuno è insostituibile per la riuscita del progetto!



7. Quali consigli darebbe a chi sta iniziando un progetto eTwinning, e magari sta incontrando le prime difficoltà, come si arriva ad avere un risultato gratificante dalla collaborazione europea a distanza?

Per chi volesse avvicinarsi alla pratica etwinning il mio consiglio è il seguente:

  1. credete nel vostro progetto;

  2. cercate di stabilire un buon rapporto con i partner sostenendovi a vicenda perché il progetto non serve solo agli allievi, ma anche a noi docenti, sempre alla ricerca di soluzioni e strategie per avvicinarci al mondo “cibernetico” degli allievi;

  3. parlate liberamente delle vostre preoccupazioni e cercate una comune soluzione;

  4. se volete avviare un progetto di lunga durata, coinvolgete più classi, al fine di garantire continuità al lavoro;

  5. garantite sempre il gemellaggio in quanto la conoscenza fra gli allievi-partner, stimola la partecipazione, l’entusiasmo accompagnato da divertimento e li predisponete, così, a partecipare a nuovi progetti etwinning.

 

 

Intervista raccolta da Alessandra Ceccherelli

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